giu 06 2009

La rete è libera! (solo quando vi serve)

Pubblicato da Roberto Scano alle ore 14:38 in Stranezze
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Resto stupefatto, partendo da una mia considerazione fatta tramite twitter, di come la normativa che prevede la cosiddetta “pausa di riflessione” (o “silenzio elettorale”) non contenga alcun riferimento a tecnologie di comunicazione differenti dalla televisione. Eh si da quel poco che ho approfondito nel sito del Ministero dell’Interno, non esiste alcun “silenzio elettorale” per il Web.
Qualcuno potrebbe subito obiettare: eh ma pubblicare nel Web è come affiggere un cartellone o distribuire volantini che possono essere letti anche nel periodo di pausa di riflessione. Su questo sono concorde ma su quanto successo oggi non lo sono per nulla in quanto una cosa è mantenere dei contenuti pubblicati nei giorni in cui era consentita la pubblicità elettorale, altra cosa è uscire con pubblicità elettorale nel periodo di “riflessione”.
Cito da La Stampa.

YouTube viola il silenzio elettorale con un’intervista ad Antonio Di Pietro e Maurizio Gasparri realizzata dal massmediologo Klaus Davi e on air questa mattina, a partire dalle ore 10.40, sul canale di «KlausCondicio», il primo programma televisivo di approfondimento via web. Il leader dell’Italia dei Valori e il presidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà al Senato hanno raccolto l’invito a partecipare a una puntata speciale pre-elettorale rivolto loro dal conduttore, che ha comunicato ai due politici di voler così infrangere provocatoriamente le norme sul divieto di propaganda politica a ridosso delle consultazioni europee e amministrative.

Innanzitutto va chiarito se quello trasmesso da Klaus Davi è da considerarsi un canale televisivo (e qui si lascia spazio ai legali, non è il mio campo e non voglio addentrarmici) e se chiaramente è considerato tale è stata violata la normativa che prevede il silenzio elettorale. Citando sempre La Stampa risulta chiaro che comunque il silenzio elettorale andrebbe rispettato.

La normativa sul silenzio elettorale, secondo quanto precisato nelle circolari diramate dal Ministero dell’Interno e altresì indicato nei regolamenti attuativi della par condicio adottati per le elezioni europee e amministrative dalla Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi e dall’AgCom, stabilisce «che, in relazione alle consultazioni previste per oggi, sabato 6 giugno, a partire dalla ore 15.00, e domani, domenica 7 giugno, l’inizio del periodo di silenzio elettorale è fissato a decorrere dalle ore 24 di venerdì 5 giugno e si concluderà alle ore 22 di domenica 7 giugno. Il divieto di propaganda politica diretta e indiretta –si legge testualmente nel comunicato dell’AgCom- riguarda naturalmente anche le emittenti radiotelevisive e si estende alla riproposizione delle posizioni politiche espresse nei giorni precedenti il divieto».

Cosa mi lascia perplesso? Non tanto la dichiarazione di Gasparri che già a suo tempo ha purtroppo dimostrato poca competenza in materia di internet, quanto la dichiarazione del paladino della legalità Antonio di Pietro secondo cui «Anche per noi non sussiste alcun problema. Oggi e domani non si può fare pubblicità elettorale sulle tv pubbliche, ma la Rete è libera. Anche noi dell’Idv saremo presenti in streaming sul mio blog e voglio proprio vedere se qualcuno avrà da ridire».
Che dire se non restare allibiti: ma la rete allora è libera quando serve a loro e “se qualcuno ha da ridire” che succede? Ci si barrica dicendo che la rete è libera (quando serve a loro)? Purtroppo queste difese della rete si vedono solo in queste occasioni o in qualche convegno più o meno importante… poi nei fatti – almeno da quanto ho potuto cercare nei progetti di legge presentati sia alla Camera che al Senato – il nulla.

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7 commenti

7 risposte per “La rete è libera! (solo quando vi serve)”

  1. Ale scrive:

    La rete non ha regole, o meglio, ne ha ancora troppo poche…e chi può, se ne approfitta…

  2. cristina scrive:

    Sono perplessa, ti dico la verità. Questo discorso l’ho affrontato più volte ma non riesco mai a capire che tipo di posizione prendere. Malgrado la rete sia una parte sostanziosa del mio stile di vita e, ne sono consapevole, spesso riesce oltre che ad aggiornare i miei pensieri ad influenzarli, penso altresì che la stessa sia una fonte di ricerca, in assoluto, dei miei dubbi e di quello che in realtà voglio trovare io.
    Io personalmente però.
    Ma per io, ovviamente, non mi riferisco a Cristina ma all’Io di ognuno di noi che consapevolmente accende il computer, consapevolmente cerca un’informazione precisa, consapevolmente guarda un certo di video, consapevolmente ascolta un certo tipo di podcast…

    Sai, Roberto, il fatto che in fondo tu possa davvero pensare che la rete sia come un canale di divulgazione univoco quale potrebbe essere la televisione o la radio dove, passivamente, ascoltiamo una sequenza di informazioni scelte da terzi e sulle quali possiamo soprassedere solo cambiando canale (dove, peraltro, si potrebbe trovare lo stesso tipo di informazione), ecco, questo fatto mi incuriosisce.

    Diverso, invece, è il discorso legato alla coerenza di talune affermazioni (vd Di Pietro) sull’accettare di ascoltare un decreto che vieta di far comunicazione politica per due giorni (affermazioni espresse da chi, per primo, reclama in ogni situazione pubblica il suo retaggio legale…) o della moralità di esprimersi, forzatamente e fuori dagli schemi, per poter dire d’essere stati i primi “contestatori”… (???)

    Forse, la gente, per prima cosa ha bisogno di vedere serietà, coerenza e, soprattutto, il rispetto delle regole da parte di coloro che dovrebbero rappresentarci e far funzionare il nostro Paese.
    Ma, purtroppo, in un paese corrotto, dove tutto oggi pare lecito, diventa facile prevaricare qualsiasi tipo di regola (seppure sulla rete libera e dove liberamente scelgo di andare a cercare le informazioni) perchè, questa, sembra essere l’arma vincente…
    Buona domenica!

  3. Roberto Scano scrive:

    Ciao Cristina,
    attenzione io non penso che la rete sia come tv e radio, ossia come un canale monodirezionale di informazione. Ma come tutti gli strumenti – se utilizzati all’interno di un particolare settore – devono sottostare a quelle regole.
    Ti faccio alcuni esempi:

    1. e-commerce. L’e-commerce di fatto non ha delle normative specifiche. Ma cos’è l’e-commerce? E’ di fatto vendita per corrispondenza e come tale è già normata sia per l’avvio dell’attività, (con necessità di comunicazione al comune, ecc. ecc.), sia fiscalmente, sia giuridicamente (garanzia prodotti, diritto di recesso, ecc. ecc.).
    2. diffamazione. Cosa cambia se in una sala con 100 persone dico che il sig. X è un delinquente oppure se lo dico tramite un sito internet (in un forum)? Nulla, il reato è il medesimo, eppure non ci sono normative specifiche per la diffamazione via rete perché – giustamente – la rete è vista come un qualsiasi altro metodo attraverso il quale l’utente può compiere un reato.
    3. concorrenza sleale. Se uso un marchio di tua proprietà per portare gente al mio sito Web oppure lo uso all’interno di volantini cartacei per portarli al mio negozio, cosa cambia a livello di reato? Nulla.

    Ora tornando al caso della propaganda elettorale, è chiaro che la legge parla di “stop” per un determinato periodo di tempo per i media tradizionali e per i “comizi elettorali”, ma per quale motivo se quelle attività vengono svolte in rete non devono rientrare nell’applicazione della legge? Cos’è un canale youtube o un servizio di video-treaming se non una forma di comunicazione? Allora per lo stesso motivo nelle 24 ore di pausa elettorale perché nessuno telefonaa, manda sms, ecc.? Il motivo è semplice: perché c’è ancora l’idea che nessuno agisca nelle sedi appropriate per segnalare l’abuso – anche perché son necessari particolari accorgimenti (che come CTU in campo informatico oramai vedo quotidianamente) per “fotografare” il reato e segnalarlo alle autorità competenti sperando però di trovare un inquirente con competenza in materia (e qui si aprirebbe una discussione solo sulla specializzazione dei magistrati nel settore del diritto d’autore e delle nuove tecnologie, ma per ora lasciam stare…). E poi che succederebbe? L’ha detto di Pietro: la rete è libera, e quindi faccio quel che voglio e vediam se qualcuno ha il coraggio di dirmi qualcosa (sarà il suo modo di fare ma da una persona paladina della legge che – se non ho capito male – in soldoni dice: “io la violo e vediamo se qualcuno ha il coraggio di dirmi qualcosa”, non è il massimo).
    E allora questo fa pensare: perchè prendersela con Facebook quando chiude account o quando lascia attivi gruppi eversivi? E per lo stesso motivo (parlo per assurdo eh!) allora che ci interessa se i pedofili usano la rete? La rete non è normata, è libera!
    Altro esempio: le interviste e videointerviste. Ma lo sapete che per intervistare bisogna essere giornalisti? Quante delle interviste che vengono pubblicate in rete sono fatte da giornalisti? Nell’associazione in cui sono presidente abbiamo nel canale video (http://www.iwa.it/iwa-italy-channel/) in cui abbiamo pubblicato anche delle interviste effettuate da una nostra associata che è ANCHE giornalista): ma quanti lo fanno?
    Abbiamo anche un sito dedicato all’accessibilità del Web (http://webaccessibile.org) che ha nel suo titolo il codice ISSN: quanti sanno in rete cos’è un ISSN? E potremmo continuare per ore…
    Qual’è il mio ragionamento, in conclusione: la rete è uno strumento di comunicazione pluridirezionale, ma un mezzo come altri per comunicare e come tali mezzi rientra direttamente e/o indirettamente in normative vigenti. Anche sul discorso a suo tempo fatto relativamente ai blog e all’obbligo di registrazione come testate giornalistiche, in questo caso – a mio avviso – un blogger potrebbe essere interessato a registrarsi se vuole fare giornalismo tradizionale (con tutti i benefici ed obblighi a cui sono soggette le testate giornalistiche, quindi con direttore responsabile, ecc. ecc.), ovvero se vuole fare una rivista on-line (esempio: il canale di Claus Davi è un canale registrato come tale o è un canale personale/amatoriale?) oppure vuole farsi un suo spazio in cui pubblicare i suoi pensieri e le sue idee, discutendone. Ma qualsiasi cosa faccia, una persona non vive in un limbo o zona franca, questo è poco ma sicuro.

  4. Roberto Scano scrive:

    Ale:

    La rete non ha regole, o meglio, ne ha ancora troppo poche…e chi può, se ne approfitta…

    Questo è l’errore di fondo: la rete non ha “regole” perché le regole esistono già e si possono applicare alla rete.

  5. cristina scrive:

    Roberto, grazie per la lezioncina c’è sempre da imparare.
    Comunque a prescindere il rafforzare le tue idee circa alcuni concetti, che mi erano noti, vorrei chiarire la mia posizione che, forse, nel mio precedente commento non era chiara.

    Non ho mai pensato che sia giusto credere che sulla rete ci si possa sentire svincolati dalle regole.
    Ogni giorno penso che questo ambiente sia una ulteriore immensa società dove, invece, vigono regole ben precise soprattutto comportamentali.
    La libertà a cui faccio menzione nasce dalla possibilità di scegliere e analizzare più e più volte ciò che sto leggendo/ascoltando/guardando a differenza di canali unilaterali.
    La libertà è anche questo scambio di commenti dove possiamo elevarci allo stesso livello, relazionarci e confrontarci per capire meglio quello che abbiamo “volutamente” cercato.

    Francamente mi sentivo di rafforzare di più il concetto coerenza-moralità di cui, purtroppo, tutti si sono dimenticati (anche, appunto, coloro che se ne fanno paladini e portavoce).

  6. Roberto Scano scrive:

    Beh su questo credo siam concordi :-)

  7. Dario Salvelli scrive:

    Come dicevo anche su Friendfeed la tua riflessione è interessante Roberto. Già, la Rete è libera ma sarebbe difficile mettere il muto o il silenzio, spunterebbe comunque qualche video o una comunicazione da qualche parte. Forse, si potrebbe, per i siti/blog dei politici, monitorare e farli registrare (al ROC?mah..) ad un organismo di controllo almeno per arginare il fenomeno: stop ai post ed ai contenuti multimediali nei due giorni elettorali.
    Sarebbe interessante sapere come funziona negli altri Paesi.

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