Lo sfintere del World Wide Web

Pubblicato in 22 luglio 2012

“Pollice verso” di Jean-Leon Gerome, 1872, il quadro all’origine dell’equivoco gestuale.

In questi ultimi giorni si vede un aumento di intolleranza nella rete, luogo considerato di libertà di opinione spesso confusa con possibilità di scrivere e dire ciò che si vuole, soffocando il pensiero degli altri (e dimenticando il principio secondo cui la tua libertà termina dove calpesta la mia).

Due casi riguardano da vicino due amici, Marco Camisani Calzolari e Caterina Policaro.

Nel primo caso Marco ha predisposto una ennesima (non è la prima) ricerca sull’analisi dei follower di twitter di vari politici, iniziando con Beppe Grillo e facendo presente che – dalla sua analisi – oltre il 50% dei follower di Grillo si comportano come BOT (ossia persone che si agganciano al profilo senza scrivere e commentare). Questo fenomeno è attivo già da tempo, già dalle mailing list, i cosiddetti “lurker”: persone che si attivano un account solo per seguire ma senza mai interagire. Da qui i giornali hanno iniziato a titolare sui “falsi follower”, su “follower comprati” al punto da scatenare una vera e propria caccia all’uomo anziché rimanere nel terreno del confronto sui dati. Siamo arrivati al punto in cui Marco è stato minacciato da persone (che come sempre vengono considerate non affiliate ai vari movimenti) e a tutt’ora – nonostante una decina di miei solleciti – Beppe Grillo non ha preso le distanze da tali persone e Marco a seguito delle minacce ricevute ha chiuso tutti i presidi sociali (Facebook e Twitter in primis).

Nel secondo caso Caterina è oggetto di attacco in quanto hanno segnalato in un gruppo su Facebook che all’interno di un altro gruppo Caterina aveva preso posizione contro chi scherzava sulla sindrome di Down. E anche li via attacchi personali su pagine e profili.

Che sta succedendo? Il caldo estivo? No, purtroppo questo dimostra per l’ennesima volta che il Web è diventato per molti uno sfintere, uno sfogo per scaricarsi contro persone ed idee – spesso in branco – senza pesare le parole e le azioni. Si pensa ancora oggi, nel 2012, che nel Web non vi sia tracciabilità, che basta nascondersi dietro un nomignolo o fare azioni di massa per non essere identificati. Posso assicurarvi, visto che lavoro dalla parte del lato “buono” del Web, che così non è. Una volta per sfogarsi c’era l’arena, poi il calcio, poi i newsgroup (i più vecchi si ricorderanno le litigate in newsgroup quali it.lavoro.professioni.webmaster a cui partecipavo pure io!), poi i social media.

Quali soluzioni? Non me ne viene in mente nessuna se non di iniziare ad incrementare l’uso dei social media per servizi di qualità: partecipazione sociale (e-partecipation), condivisione di idee, discussioni secondo quei vecchi principi di netiquette sconosciuti ai “nativi digitali” e dimenticati da molti “immigrati digitali”.

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20 Risposte a “Lo sfintere del World Wide Web”

  1. catepol
    lug 22, 2012

    ora se lo condivido su tw e fb lo sai cosa accade??? ti arrivano in casa… proviamo? solo se sei consapevole :D GRAZIE MILLE per il post. Non so che succede. Quello che succede non mi piace per niente


  2. Roberto Scano
    lug 22, 2012

    Nessun problema a “casa mia” è tutto tracciato (come indicato in informativa privacy), quindi chi fa malanni ne paga le conseguenze :)


  3. Gabriele Romanato
    lug 22, 2012

    Tempo fa avevo inserito un banner per sensibilizzare le persone sugli aiuti per il terremoto in Emilia. Dopo averlo inserito, il numero di iscritti al mio feed è calato del 25%-30%. Evidentemente per certa gente assumere un impegno o comunque esprimere un opinione, qualsiasi essa sia, anche innocua, è un crimine. Il problema è che se crolla il diritto all’opinione, se viene meno il principio della libertà di pensiero, se non si può dire nulla per paura di questa gente, davvero si dovrebbe seguire il consiglio dello stare sempre con la ragione e mai col torto. E per ragione, qui si intende ciò che questa gente sostiene essere la ragione. Sono sinceramente preoccupato.


    • Roberto Scano
      lug 22, 2012

      Anch’io son preoccupato Gabriele. Questo dimostra che è un’azione sconsiderata di attaccare la persona e non la ricerca, partita proprio da Grillo, di cui Grillo stesso ha perso il controllo. Se Grillo non prende pubblicamente le distanze dalle minacce che sta subendo Marco, ne perde (purtroppo) proprio Grillo in fatto di credibilità.


  4. Mario Zanetti
    lug 22, 2012

    Ahahahahahahahahaahahahahah
    Il vero problema è il falso buonismo di cui certa gente (come ad esempio la tua amica Caterina) si fregia manco fosse la propria armatura speciale. Tutti voi che vi fate spaventare da minacce via internet (le minacce più facili da fare e più improbabili da portare a termine) dovreste ben capire che avete a che fare con ragazzini annoiati e non con psicopatici razzisti e insensibili.
    Il concetto di “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri” non funziona con un gruppo come AOM (tanto per fare un esempio “a caso”) che è seguito e apprezzato da più di 160000 persone: perchè anche se fa battute sulla sindrome di down, è comunque la libertà di 160000 persone di ridere e scherzare su un determinato argomento contro la libertà di UNA blogger di non curarsene ma guardare e passare oltre, libertà alla quale essa stessa ha rinunciato nel momento in cui ha mosso guerra contro sto gruppo di brufolosi adolescenti (per dirla alla vasco); per quanto immorale possa suonare alle orecchie dei cosiddetti benpensanti, rimaniamo in democrazia e la maggioranza vince.
    Marco Camisani poteva fare a meno di prendere sul serio certe minacce (che, come tutte le minacce mosse per via telematica, lasciano il tempo che trovano) poteva continuare la sua campagna antibotgrillini e forse risolveva qualcosa; la cara Caterina Policaro, invece di scandalizzarsi per una battuta stupida (che chissà a quante battute peggiori avrà riso nella sua vita senza nemmeno pensarci) e muovere crociate telematiche inutili, avrebbe potuto scrivere un bell’articoletto sull’emarginazione sociale di cui i down sono vittime da sempre e denunciare chi li ritiene speciali (termine che, riferito ad un down suona quasi più come un’offesa che come un complimento) piuttosto che chi, ritenendoli normali, si approccia a loro nello stesso identico modo in cui si approccia a tutte le altre persone.
    La soluzione è prendere la vita virtuale con più leggerezza, non è il mondo vero, dall’altra parte del computer non c’è un mafioso che vi trova e vi viene a cercare, c’è un deficente che si diverte ad insultare e ridicolizzare la gente, come voi, che li prende sul serio e si scandalizza dei loro malcostumi. È un po’ come con berlusconi (dato che “buonismo” e PD vanno a braccetto ve lo spiego in termini più vicini al vostro bacino di utenza) continuate a scandalizzarvi per tutte le zoccole che si portano a casa che poi quando è il momento di riprendersi la scena politica non sapete nemmeno metterlo su un programma politico… E se il paese va a puttane chiedetevi chi ce l’ha mandato, prima di scandalizzarvene.


    • Roberto Scano
      lug 23, 2012

      Caro Mario, da quanto leggo fai il classico errore della libertà del “gruppo”. Il gruppo, qualsiasi gruppo, non ha libertà di denigrare presone con disabilità in quanto caro mio è reato (non ha insegnato nulla il video su youtube dove schernivano/picchiavano un disabile)?
      Il gruppo non è di nessuno, è di Facebook, facebook ha delle regole (che chissà se son mai state lette) ed abusarne significa arrivare alla chiusura del gruppo. Non è un club privato, non valgono le “regole fatte ad hoc”.


      • Mario Zanetti
        lug 23, 2012

        Bene allora secondo questa logica bisognerebbe agire in egualmisura su tutti i gruppi presenti sul social network: non trovo giusto scatenare l’attacco a AOM mentre pontifex spara a raffica su donne, islamici, omosessuali e (anche) le tanto citate “persone con disabilità”.
        La differenza tra le due è che la prima lo fa per divertimento, la seconda invece lo fa seguendo una presunta e improbabile etica estremista cattolica: che c’è??? i blogger hanno paura di ritorsioni dal vaticano??? Daltronde vi fate spaventare da tredicenni in preda agli ormoni…
        Non si può invocare la libertà di parola e (in questo caso) l’osservanza delle regole secondo i propri comodi; in questo modo non solo non cambierà mai niente, ma peggiorerete la situazione con gli sbruffoncelli che tentate di “raddrizzare”.
        E il “famoso video su you tube in cui schernivano/picchiavano un disabile” qualora non lo sapessi era un falso su cui i telegiornali come studio aperto si sono fiondati per prendere gli ascolti degli “INDIGNADOS” come voi: si parla di anni fa, mi stupisce che qualcuno se ne ricordi ancora :S


  5. Domenico
    lug 22, 2012

    caro Gabriele,
    mi sono chiesto anch’io se non fosse un’eccessiva preoccupazione.
    Alcuni dettagli (le minacce, l’invito a far girare i dati personali, indirizzi di casa…) sfiorano il penale
    C’è un livello di civiltà dell’agire politico : Grillo dovrebbe essere inflessibile proprio contro gli eccessi fai-da-te. Per tornare al tuo paragone, il giochetto delle sinistre “tutto va male da quando c’è Berlusconi, è cattivissimo, fa schifo” (molto utile) ha coltivato i lanciatori di oggetti, attentatori fai-da-te. “Chi mi critica è un infame calunniatore, è una xxxx insoddisfatta ormai in menopausa, è un riXXXone e non merita rispetto” dove credi che possa portare?
    Posso accontentarmi della scarsa probabilità di attentato?. No, bisogna ripartire dalla netiquette, dal buon senso, dal rileggere e documentarsi, violenza, squadrismo digitale, bufale e malware vanno di pari passo. Sciechimiche e insulti, mail bombing e “non me ne frega niente se mi dici che è falso! E’ COME SE FOSSE VERO!”


  6. Jacopo
    lug 23, 2012

    La cosa più sconfortante è vedere che, nella maggior parte die casi, ad essere più aggressive e volgari nei social network sono le persone adulte o di mezz’età


    • Roberto Scano
      lug 23, 2012

      Purtroppo è così. Si pensa ancora che i social network siano zone franche, far west… Ma quando poi arrivano le denunce penali ho visto molta gente piangere in tribunale…


  7. Rosy Battaglia
    lug 23, 2012

    Grazie per questo tuo intervento e analisi che condivido in toto. Per molti “nativi” come per molti “tardivi” digitali la libertà di insulto e la violenza gratuita sono la modalità consueta di uso della rete. Qualcosa bisogna fare per creare una cultura dell’uso responsabile, riparlare di netetiquette mi sembra più che necessario.


  8. Piero
    lug 23, 2012

    Gli “ultras da tastiera”… Che non sono solo tifosi di calcio. Non ti curar di loro.


    • Mario Zanetti
      lug 24, 2012

      Non seguo il calcio, non sono un ultras, non difendo ne sostengo nessuno, espongo la mia idea, che in questo momento è di disprezzo verso chi, come te usa la retorica come una puttana da manipolare a piacimento.
      Semplicemente son convinto che le regole, se si vuole farle rispettare, le si fa rispettare a tutti, mica solo a quelli che ti stanno antipatici (sebbene, essendo in italia, so che nella realtà è il contrario, purtroppo…)


  9. maria elisabetta marinoni
    lug 25, 2012

    Sono una che di solito ascolta e cerca di imparare,
    se posso permettermi di commentare direi che i mezzi non sono il problema.
    Il problema è questa umanità fragile e sconquassata:
    le belle definizioni di “ultras da tastiera”, “tardivi” digitali, si sovrappongono a quelle di prepotente, stupido, che definiscono le stesse azioni con altri mezzi.

    chi fa stupidi commenti,
    chi pensa che il proprio pensiero sia vangelo,
    chi misura la propria potenza in followers e likes,
    chi pensa che il mondo abbia bisogno delle sue esternazioni, qualunque esse siano.
    si autoqualifica.

    infine aggiungerei che
    quando si litiga si sbaglia in due.
    mi piace sottolineare come la mia immagine di profilo dichiara che:
    “everybody wants to change the world but nobody wants to change (sè stesso)”,
    nè mettersi in discussione.
    un pò di sana autocritica non farebbe male a nessuno!


  10. HB
    lug 26, 2012

    Mi fa specie il richiamo alla netiquette per i detrattori di una utente quale la Policaro, che ha costruito la sua presenza in questi anni, come Gianluca Neri ha giustamente affermato, a forza di Spam. Ho smesso di seguirla quando mi sono accorto del suo approccio televisivo all’interazione in rete. Quando risponde a qualcuno che non fa parte del suo cerchio magico non lo cita né lo “tagga” e non inserisce link a discussioni che la riguardano perchè farebbe pubblicità al povero “sfigato” di turno.
    Qui si è stravolto per decenni ormai il senso della interazione tra persone o gruppi in rete. E il guaio è che per anni hanno anche formato le giovani generazioni.
    I nativi digitali per fortuna li spazzeranno via.


    • Roberto Scano
      lug 26, 2012

      Che sia Policaro o chiunque altro, la netiquette è netiquette. E quel “blogger” che hai citato non ne è certo esempio :)
      I nativi digitali hanno un problema essenziale: usano la tecnologia senza conoscerla, quindi pensano che si tratti di un mondo virtuale dove possono fare quel che vogliono. E’ quando succedono problemi in ambito penale o civile che lo capiscono (a spese dei “papi” chiaramente).



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  1. [...] aggressività di chi si muove sui social e sullo specifico fatto di attualità Giovanni Scrofani, Roberto Scano, Riccardo Scandellari, Antonio Lupetti, Gianluca Neri e molti altri hanno scritto delle analisi [...]

  2. [...] 1. Si annuncia la volontà di creare il Social Fact Checking con i propri lettori e poi si è a pagamento il sito? E’ come dire a tutti i lettori che non solo si richiede loro una “mano” per creare contenuti il più attendibili e verificati possibile ma che, per farlo, bisogna anche pagare. Un controsenso che potrebbe strizzare l’occhio a critiche, che non tarderanno ad arrivare, che saranno a favore di quello che tanto si voleva evitare: La Social Crocifissione (termine da noi coniato leggendo, le sempre interessanti, analisi del web di Paolo Ratto e Roberto Scano). [...]

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