Calatrava: l’opinione di Beppe Grillo
“Ponte di Calatrava? Sindaco megalomane e architetto demente”.
Questo il titolo di un articolo sulla Nuova Venezia di oggi, 2 ottobre 2008, a pag. 42, in cui compare un’intervista a Beppe Grillo.
“Quel ponte – tuona il comico – è l’espressione della megalomania dei sindaci coglioni, che vogliono lasciare il segno a tutti i costi, affidandosi a degli architetti dementi. Calatrava è famoso nel mondo, come quello che fa i ponti che vanno da lì a lì e non da lì a là. Fa ponti che non portano da nessuna parte. Cosa serve poi un’opera costata milioni di euro (11 milioni e 274 mila per la precisione, mentre è previsto un altro milione e 62 mila per l’ovovia, ndr), per collegare piazzale Roma con la stazione ferroviaria di Santa Lucia? La gente scivola e cade, perchè p stato usato il vetro per la pavimentazione. Ora se ne è accorto perfino Calatrava, che ha deciso di sostituire il vetro con la pietra d’Istria, che disastro!”
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Tag: Beppe Grillo, Calatrava
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ott 02, 2008
Per il dorso realizzato tra IL P.Le e S.Lucia del Centro storico di VENEZIA, mi affido a questo grande special effettuato pochi giorni fà, da un veneziano che di “PONTI” ne sà più del sottoscritto. Condivido comunque a pieno l’anasi fatta.
http://venicexplorer.net/observer/images/calatrava-2008/index.php?hlangs=it
Il mio commento invece, vuole analizzare l’ormai popolino veneziano, che deve e dovrà assumersi tutta la responsabilità di questo scempio e, sopratutto, chiedere scusa al popolo ITALIANO di aver preso dalle loro tasche milioni e milioni di € per un dorso, in arte il “non ponte tra P.Le Roma e S.Lucia.
Ogni giorno che passa, da veneziano quale sono, mi rendo conto sempre di più, di come un popolo fiero, orgoglioso, senza timore, grande, al pari di quello romano, dal campo delle costruzioni, a quello dei monumenti e del commercio, nella diplomazia e nella guerra e nella difesa della propria città lagunare e del suo impero da BERGAMO a dopo ZARA, sia diventato un popolo di caste, infimo, piccolo, provinciale, diciamo poco coraggioso per non dare un’altra definizione, vuoto persino nel modo di comportarsi e nel ragionare, ritrovandosi felice se ha vicino come punto di riferimento oramai, non una chiesa, non un palazzo storico di secoli e secoli fà, ma il centro commerciale o il carrozziere per la propria auto.
Provate ad immaginare se Da Ponte o, senza andare a 500 anni fà, Miozzi, avessero progettato e realizzato un’indecenza del genere nella foto e nel commento, quale sarebbe stata la reazione o cosa sarebbe avvenuto da parte dell’orgoglioso popolo veneziano del 1500 o del 1930. E vediamo invece nel 2008, che tipo di reazione nulla ha questo piccolo popolo, che oramai ha perso qualsiasi orientamento e senso di bene pubblico e comune.
Senza fare pubblicità, questo è il massimo che ho letto su quel dosso che si trova dopo il Ponte Littorio, e che non puo’nemmeno essere definito per nessun motivo al mondo “ponte”
Credo, inoltre, che questo scritto meriti di riportare questo grande popolo di una volta, ad una autocritica su come si sia fatto ignorante e barbaro, tale e quale l’architettura del dorso, e tanto al finale da delegare certi personaggi alla guida e alla ammistrazione di una delle dieci città storiche e più importanti del globo.