dic 01 2008
Calatrava: la memoria corta della Rumiz
Dalla Nuova Venezia di oggi.
Intanto, i cittadini iniziano a domandarsi con insistenza quando si potrà intravedere la fine dei lavori sulla tanto attesa ovovia per i disabili. «Proseguono, non saprei dire con esattezza quando sarà messa in funzione, dovrei controllare le carte che ho lasciato sul mio tavolo. Meglio se ci risentiamo in un giorno feriale», risponde Mara Rumiz alle 13.30 di ieri, domenica.
Quanto alla resina antiscivolo da posare sui gradini: «Stanno aspettando la prima giornata asciutta». Se, però, è tanto normale cadere e ferirsi sui ponti veneziani, viene anche da chiedersi perché la posa della resina riguardi solo il gioiello di Calatrava.
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Io credo che sia ignobile che questo ponte non abbia un accesso per disabili; e non l’ovovia che mi sembra demente, ma proprio una corsia, che si potrebbe anche fare nel mezzo, a mio debole intendere, visto che è meno ripido delle Guglie.
E credo anche che sia su questo che ci si deve concentrare senza mettere troppa carne al fuoco. Io l’ho fatto decine di volte e non è né peggio né meglio di tanti altri ponti veneziani in cui bisogna sempre star attenti a dove di mettono i piedi. Miei amici e parenti sono caduti su innumerevoli ponti e scale veneziane ben prima che esistesse questo ponte.
Posso fare un elenco se serve.
Meglio concentrarsi sulla vera gravissima mancanza di questo ponto: altrimenti si disperde l’argomento nel mare magnum di “Calatrava è brutto e cattivo” e poco si otterrà.
Per ognuno di noi ci sono delle priorita e delle idee, anche molto diverse se non contrastanti, personalmente le assicuro che questa era l’unica strada percorribile. Strada progettuale che in nessun modo intaccasse l’opera e che non incappasse nel veto dell’artista.
Come lei mi insegna, le assicuro che è molto difficile mediare fra le varie esigenze, anche le più banali…
Pensare questo dispositivo che se viene realizzato in modo opportuno, sicuramente diventerà un punto di interesse non solo per i diversamente abili che visiteranno Venezia.
Questo dispositivo è sicuramente un segno di vera creatività italiana su un’opera di così rilevante peso mediatico, una vetrina mondiale! A mio avviso quello che si trasmette al mondo è il messaggio che anche Venezia diventerà finalmente agibile; Scusate se è poco.
Una cosiderazione finale poi la devo fare: ben poche righe hanno parlato della ditta costruttrice, la P-M-P di Castelseprio in provincia di Varese. Nessuna ha parlato dell’ideatore che per primo ha presentato al comune di Venezia quello che con il tempo si è chiamato L’Ovetto.
Caro Giovanni,
grazie per la spiegazione. Ciò che mi lascia perplesso è proprio “Strada progettuale che in nessun modo intaccasse l’opera e che non incappasse nel veto dell’artista“.
Se si parlasse di un’opera esposta alla Biennale concorderei al 100% in quanto è diritto dell’artista vedere la sua opera come l’ha pensata. Ma se si tratta di un’opera pubblica, una passerella pedonale pubblica, dove (parole di Calatrava eh!) si può provare l’esperienza di socializzare sopra il canal Grande, quest’opera deve rispettare le vigenti normative relative all’abbattimento delle barriere architettoniche e non deve essere tamponata successivamente (visto tra l’altro che il buon Calatrava ha dichiarato ai sensi di legge che il ponte che aveva progettato era a norma… che è tutto dire…).
Io quando progetto un sito Web per una pubblica amministrazione so che devo farlo in un determinato modo, e la stessa cosa dovrebbe sapere l’architetto catalano.
Riguardo all’ovetto e ad altre informazioni sui costruttori dell’ovocoso, mi invii pure materiale e provvederò a pubblicarlo – come ho sempre fatto – senza censure.