set 02 2008

Calatrava: ci siam scordati i disabili (di nuovo)

Pubblicato da Roberto Scano alle ore 19:28 in Calatrava, Random bits
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Ed ecco che in occasione della visita del Calatrava, l’assessore ai Lavori Pubblici Mara Rumiz ha rilasciato una dichiarazione stampa dove si vanta del costo dell’opera ed elude completamente il problema dell’accessibilità dell’opera, dichiarando che finalmente è finita.
Grazie assessore, questa era la dichiarazione che i disabili aspettavano per avviare il contenzioso legale! Finalmente il “politically correct” ha lasciato spazio alla “sboronaggine” ed ha portato finalmente fuori il reale pensiero: ignoriamo il disabile, e bolliamolo come polemico.
Complimenti!

COMUNICATO STAMPA
Quarto ponte, l’intervento dell’assessore Rumiz
all’incontro stampa con il sindaco e Calatrava

«Abbiamo l’orgoglio di essere riusciti laddove in passato si sono arenate opere di straordinari architetti: Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Louis Kahn. Abbiamo finalmente rotto il tabù». Così, l’assessore comunale ai Lavori pubblici di Venezia, Mara Rumiz, ha commentato la conclusione dei lavori del Quarto Ponte sul Canal Grande, aprendo l’incontro stampa a Ca’ Farsetti con il progettista del Ponte, Santiago Calatrava e il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. L’assessore ha espresso forte e sincera soddisfazione per la conclusione dell’opera, anche se manca ancora l’ovovia, che è in fase di costruzione e sarà installata tra qualche tempo. Intorno al ponte si sono addensate polemiche, critiche, clamori, ha annotato Mara Rumiz, che non ha nascosto il fatto che il ponte sia costato molto di più di quanto era stato previsto (l’appalto nel 2002 era stato per 4.074.906 euro, che diventavano 6.720.237 con le somme per rilievi, indagini, monitoraggi, attrezzature, martinetti, oneri tecnici, Iva, saliti oggi rispettivamente a 7.273.162 e 11.276.794) e che molto più lunghi sono stati i tempi per la sua realizzazione (nel 2002 erano stati previsti 456 giorni), ma ha rilevato: «Guardando quest’opera, davvero qualcuno può pensare che potesse costare quattro milioni?»
L’assessore ha detto di avere finora lavorato in silenzio, senza mai prestare il fianco a polemiche e strumentalizzazioni, ma anche di non avere alcuna intenzione di assumersi colpe che questa Amministrazione non ha; anzi, ha rivendicato con orgoglio di avere avuto una parte, una piccola parte, in questa straordinaria opera, il cui merito ha equamente distribuito tra i tanti che hanno collaborato, con un pensiero speciale per tutte le maestranze: quelle dell’Impresa Cignoni per prime, ma anche quelle delle altre imprese, Lorenzon, Fagioli, Saint Gobain, Achille Grassi, ricordando la loro capacità nel realizzare e assemblare pezzi uno diverso dall’altro: 156 tasselli in pietra d’Istria sulle basi del ponte, 300 elementi di pedata e pianerottoli in vetro, 90 pannelli dei parapetti in vetro, 420 tonnellate di struttura d’acciaio, fatta di costole anch’esse una diversa dall’altra.
Mara Rumiz ha annotato le difficoltà di realizzare un prototipo complesso, opera d’arte e struttura funzionale insieme, difficoltà derivate soprattutto dalla sottovalutazione iniziale. Ma accanto a tale complessità – ha aggiunto – ciò che è stato difficile da reggere è l’onda ostile, un’onda di piccoli numeri (il contrapposto entusiasmo che ha accompagnato il varo del ponte ne è la dimostrazione) ma ai quali è stata data un’enfasi straordinaria. «Si è parlato molto di più delle proteste che dell’opera» ha commentato. «E questo è totalmente ingiusto».
«Oltre a rispondere a una funzione di collegamento e di miglioramento della mobilità a Venezia, il Ponte – ha detto l’assessore – ha uno straordinario valore per la tutela (nel senso pieno del termine: conservazione sì, ma anche valorizzazione) della città: una città non solo con la testa rivolta allo splendido passato, ma che sa e vuole candidarsi a essere città del presente e del futuro». E ha concluso: «Proprio noi veneziani, che abbiamo la responsabilità di conservare lo straordinario patrimonio artistico, storico, architettonico, ambientale che abbiamo ereditato, abbiamo l’obbligo di consegnare a chi verrà dopo di noi il segno più alto dell’architettura contemporanea».
Alle “enormi difficoltà” di stimare con esattezza i costi di un’opera d’arte architettonica in sede di preventivo ha fatto accenno anche il sindaco Cacciari, il quale ha citato l’esempio della grande differenza tra preventivo e costo finale delle opere di Carlo Scarpa, che era stato ricordato da Calatrava; «siamo tranquillissimi» ha aggiunto, con riferimento alle indagini della Magistratura contabile «perché sappiamo le ragioni degli aumenti dei costi». «Tutte le carte ci confortano: il ponte non poteva costare di meno» ha continuato, e ha aggiunto: «Sfidiamo qualunque osservatore imparziale a guardare il ponte, i materiali usati, le tecniche di lavorazione e, a meno che non sia in totale malafede, dirà che il ponte non poteva costare di meno!».

Venezia, 2 settembre 2008 / lp

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1 commento

Una risposta per “Calatrava: ci siam scordati i disabili (di nuovo)”

  1. Abbiamo finalmente rotto il tabù

    L’assessore è bravissima quando scrive questo.
    Torniamo indietro di qualche anno ? Ripristiniamo il modus operandi “occhio per occhio dente per dente” ?
    Io vorrei tanto metterli tutti (i “professori” e ringrazio il sig. Lorenzon che essendo stato parte in causa ha fatto chiarezza in pubblico) su una sedia a rotelle, ma senza qualcuno che li spinge (perché troverebbero anche il modo di farsi pagare il garzone per non sporcarsi le mani per farlo da soli) e poi farei loro attraversare il ponte raschiando il culo.
    E’ ora che tutti la finiscano. Parlano di disabili, si permettono di creare nomignoli, appellativi perché le cose scomode vanno parcheggiate, ignorate, eliminate.
    Peccato che anche gli scomodi li abbiano votati.
    A casa ! Tutti.
    Fanatici della poltrona… proviamo a renderli “monchi” del loro predominio politico e vediamo se hanno ancora il coraggio di parlare in pubblico.
    Hanno pagato un “artista” per un ponte con dei soldi che – probabilmente – servivano anche a non far sprofondare la loro bella città.
    L’artista dal canto suo, potendo camminare con le proprie gambe e sapendo guardare solo dal suo naso in su ha fatto il suo dovere di progettista, peccato che si sia dimenticato cose per strada od abbia sbagliato dei calcoli.
    Troppo comodo.
    Che schifo !

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